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Pubblicato il 07-10-2001
Nel mondo, si producono 268 milioni di ettolitri di vino allanno
(media Fao), di cui 168 milioni provenienti da Paesi dellUnione
Europea (64% del totale). LItalia e la Francia producono insieme,
di media, 120 milioni dettolitri di vino. - Il business dellintero
settore vitivinicolo è di 16.000 miliardi di lire. - La produzione
italiana rappresenta, di media, il 21% della produzione mondiale ed il
34% di quella dellUnione Europea. - La produzione media italiana
é di 56 milioni dettolitri: 49% rosso, 51% bianco (stando
alle indicazioni dellAssociazione Italiana Enologi, nel 2000, la
qualità è stata definita buona-ottima; la quantità
è stata di 52 milioni di ettolitri). La piramide del vino in Italia
è così composta: 2,2 milioni dettolitri Docg, 8,5
milioni dettolitri Doc, 23,3 milioni dettolitri Igt, 22 milioni
dettolitri di vino da tavola. - Le aziende vitivinicole sono poco
meno di 1 milione. I 2/3 di queste, per una superficie totale di 700.000
ettari circa, hanno una superficie vitata inferiore ad 1 ettaro; 7.000
una superficie superiore ai 10 ettari, alcune centinaia più di
50 ettari di vigneto. Solo 30.000 sono invece le imprese imbottigliatrici
italiane, con una media di 5 etichette cadauna, per un totale di 150.000
etichette diverse. - La superficie vitata italiana è, secondo recenti
rilevazioni, di poco superiore agli 830.000 ettari (1.227.000 ettari nel
1980). - Lexport (17,4 milioni dettolitri - con un decremento
del 6,9% sul 1999 - di cui il 26,5% docg/doc) è passato dai 1.350
miliardi del 1988 ai 4.700 miliardi del 2000, con un incremento del 4%
(di cui 2.300 miliardi da docg/doc, ad un prezzo medio sulle 5.200 lire/litri).
LItalia ha esportato di meno, ma con un maggior valore aggiunto,
confermato anche dal prezzo medio, passato da 2.428 a 2.712 lire al litro
(nel 1988, era di 1000 lire). Le esportazioni vinicole rivestono un ruolo
di primaria importanza per la nostra bilancia commerciale, rappresentando
una delle poche voci attive del comparto agro-alimentare. Il 60% è
concentrato in tre Paesi: Germania (32%), Francia (26%), Regno Unito (9%).
Seguono gli Usa (7%) e la Svizzera (3%). LItalia è in pole
position nel mondo per volume di vino esportato; batte la Francia nellesportazione
sul mercato tedesco dei vini di qualità; in aumento è il
valore del volume importato da parte degli Stati Uniti. - Limport
del vino in Italia si attesta sui 613.000 ettolitri ( - 2,2% rispetto
al 99) per un valore di 390 miliardi (con un incremento del 6%).
Il Paese al vertice nella classifica dei nostri acquisti resta la Francia,
per circa l80% del mercato, seguita da Spagna, Germania, Stati Uniti,
Cile, Australia e Sudafrica. - I principali luoghi dacquisto del
vino sono il supermercato e lipermercato (39%), il piccolo dettaglio
(10%), l'enoteca (16%), l'approvvigionamento diretto (32%), le vendite
per corrispondenza (3%). - I vini doc e docg rappresentano, in quantità,
circa il 21% della produzione enologica italiana. Le Docg sono 22 (Bardolino
Superiore, Barolo, Barbaresco, Brachetto, Brunello di Montalcino, Nobile
di Montepulciano, Chianti, Chianti Classico, Albana di Romagna, Asti o
Asti Spumante, Moscato dAsti, Ghemme, Carmignano, Franciacorta,
Gattinara, Gavi, Recioto di Soave, Sagrantino di Montefalco, Torgiano,
Taurasi, Vernaccia di San Gimignano, Vermentino di Gallura) e le Doc sono
323 (al 1 settembre 2000), ma con oltre 1.800 tipologie diverse tra menzioni
aggiuntive e sotto specificazioni. - Le regioni italiane più citate
allestero sui mass-media per i vini sono, in ordine, la Toscana
(24%), il Piemonte (17%), il Veneto (15%), il Trentino Alto Adige (10%).
Allestero si parla del vino italiano su articoli specifici sui vini
per il 57%, su articoli su luoghi-città-territori per il 29%, su
articoli su eventi 9%, su articoli gastronomici per il 5%. Le classifica
dei vini italiani più famosi: 1) Barolo; 2) Chianti; 3) Barbera;
4) Brunello di Montalcino. Le marche di vini conosciute sono oltre 100.
I Paesi più attratti dai vini italiani sono la Germania (44%),
la Gran Bretagna (31%), gli Stati Uniti (13%). Seguono Francia e Svizzera.
- Il consumo medio annuo di vino per abitante in Italia è passato
dai 120 litri dinizio secolo ai 99 litri degli anni Sessanta. Dopo
una progressiva risalita, dei consumi, che hanno toccato la punta massima
nel 1968 con 116 litri, si è assistito ad una costante contrazione
degli stessi, passati dai 95 litri del 1978, ai 91 litri del 1980, ai
61 del 1990 ai 60 litri del 1995. Quindi, un assestamento su queste cifre:
59,6 litri del 1994 ed ai 59,5 del 1999 (le proiezioni parlano di 60 litri
nel 2005). Il consumo medio annuo di vino per abitante varia molto a seconda
delle regioni (i dati, che seguono, sono del 1995): il più alto
è il Veneto con 76 litri ed il più basso la Sicilia con
27 litri; la Toscana ed il Piemonte, due regioni importanti per lenologia
italiana, si attestano sui 58 litri. Il Friuli Venezia Giulia è
sui 44 litri ed il Trentino Alto Adige è sui 42 litri. - I viticoltori
biologici italiani sono circa 5.000 e la superficie vitata è di
almeno 25.000 ettari. Il vino biologico italiano è di qualità
ed è apprezzato soprattutto dal mercato internazionale, che assorbe
dal 70 all'80% della produzione. La Sicilia è la regione con la
maggiore dedizione al biologico: 5000 ettari di vigneto e 658 aziende
produttrici. Seguono nella classifica degli ettari vitati, la Puglia (con
2379), la Sardegna (2047), l'Emilia Romagna (1319), la Toscana (1097),
le Marche (870), il Lazio (839), la Lombardia (384), il Veneto (216) e
il Piemonte (192). - Il turismo del vino alimenta un business annuo di
3.000 miliardi (entro il 2005, 5000 miliardi) e 3 milioni (entro il 2005,
arriveranno 5 milioni) sono gli enoturisti (le stime sono del Censis Servizi
Spa). Il vino, che è sempre meno alimento base e sempre più
occasione per migliorare stile e qualità della vita, è ormai
anche un pretesto per alimentare la fantasia alla scoperta di territori,
esplorazioni di cantine, ricerca di prodotti, assaggio di cucine, convivialità
inattese. Questo scenario, prospettato da ricerche sociali, conferma che
lenoturismo è il volano più efficiente per muovere
flussi, grazie al mix dei suoi principali elementi: cultura, paesaggio,
vino, cucina, arte, prodotti agroalimentari, artigianato di qualità.
- Gli adepti del vino di qualità in Italia sono 6 milioni, soprattutto
tra i 26 e 45 anni, che cercano e consumano in maniera sempre più
crescente etichette di qualità, comprano guide e riviste specializzate,
frequentano enoteche e wine-bar, partono per weekend alla scoperta di
territori ricchi darte, storia, ambiente, ma anche di cantine. Ma
lattenzione verso il mondo del vino, in controtendenza con il calo
dei consumi, ha una platea ben più grande: sono 24 milioni i consumatori
italiani stabili della bevanda cara a Bacco e 16 milioni hanno disponibilità
a casa di uno stock di vini. Questa la fotografia emersa da un sondaggio
del Censis Servizi, autorevole istituto di ricerca da anni attento allevoluzione
dei consumi e dei comportamenti legati al vino, e del Movimento Turismo
del Vino. Dal sondaggio, condotto dal professor Fabio Taiti, emergono
importanti novità: le prospettive del mondo del vino si giocheranno
in buona parte sul crescente magnetismo dei distretti enogastronomici
(ma ancora pochi sono i localismi presidiati da una strategia adeguata
a cogliere londa alta delle opportunità); il vino è
vissuto sempre meno come un alimento e sempre più come un comportamento
emozionale; gli eventi del vino sono vissuti come progetti e opportunità
di cose da fare (visite a cantine, enoteche, mostre e fiere); i distretti
del vino si propongono come magneti dei nuovi turismi (le regioni cult
sono Toscana, saldamente in testa, seguita da Piemonte, Veneto, Campania,
Umbria). Il Censis Servizi ha anche creato una sorta di "top ten"
sulle intenzioni di visita nei distretti del vino (un potenziale di 10
milioni ditaliani con "intenzioni e progetti di viaggio"
nei singoli micro distretti): in ordine, Chianti, Conegliano, Oltrepò
Pavese, Montalcino, Monferrato, Langhe, Trentino, Montefalco, Collio,
Castelli Romani. - Il comparto degli "accessori" del vino (barbatelle,
macchine per l'enologia e l'imbottigliamento, botti, macchine agricole
per la viticoltura, tappi di sughero
) produce un business di circa
4500 miliardi. Le botti costruite in Italia, con capienza da 6 a 150 ettolitri,
sono ancora realizzate in modo artigianale e si differenziano dalle barrique
per la particolarità della lavorazione: il legno subisce da quattro
a sei curvature rispetto a quella unica della tradizione francese. L'export
delle botti in rovere italiane rappresenta il 25% e la produzione trova
grandi consensi dal Cile all'Australia, dal Sudafrica alla Grecia, dalla
Germania alla California (dove è stata "arredata" la
più grande cantina del mondo, la Gallo Winery di Modesto, con ben
855 tini e botti da 166 ettolitri). La tecnologia italiana piace in termini
di innovazione e di rapporto qualità/prezzo: il 50% delle macchine
per l'enologia finisce all'estero e con quelle destinate all'imbottigliamento
la quota sale al 70%. La competizione è con 5/6 grandi aziende
della Germania (il maggiore competitore dell'Italia) che offrono macchine
standard a prezzi piuttosto elevati. Il settore è costituito da
450 imprese, 5.000 addetti diretti ed un giro daffari di 2.500 miliardi.
La produzione vivaistica italiana è allavanguardia nel mondo
(conta 3000 addetti per un fatturato di 250 miliardi, di cui oltre 220
miliardi da barbatelle innestate, da 90 milioni di barbatelle innestate).
Nel 2000, i vitigni più richiesti sono stati quelli a bacca rossa,
con il 74%, per la stragrande maggioranza prodotte nel distretto friulano
di Rauscedo (Pordenone) e con 27 milioni di barbatelle selvatiche (senza
sovrainnesto), prodotte soprattutto ad Otranto in Puglia (ma anche in
Sicilia e Sardegna). Il saldo tra limport e lexport è
attivo: in Italia, arrivano, infatti, soltanto 4 milioni di barbatelle
di varietà internazionali più diffuse (da Francia e Germania),
mentre finiscono all'estero 19 milioni di barbatelle italiane (2/3 innestate).
I nostri migliori clienti sono la Spagna, il Nord Africa, Grecia, Francia,
Portogallo, Austria e Germania. Il 70% delle esportazioni interessano
varietà spagnole e greche; della produzione italiana, le richieste
maggiori sono per il Sangiovese (20%), seguito dal Merlot, Cabernet Sauvignon,
Montepulciano d'Abruzzo e Barbera. La Vivai Cooperativi di Rauscedo è
lazienda leader nel mondo nella produzione vivaistica delle barbatelle:
ha il 52% del mercato italiano; produce 45 milioni di piante, di cui 32
milioni per lItalia e 13 milioni allestero, soprattutto Spagna,
Grecia, Francia, Germania, Argentina; fattura 114 miliardi. Un fenomeno
recente è la riscoperta di tante cultivar italiane (Sagrantino,
Sangiovese, Montepulciano dAbruzzo, Barbera, Aglianico, Nero dAvola,
Refosco ...) che in pochissimi anni sono risaliti dal 29% al 36% della
richiesta. Il numero dei tappi di sughero usati per imbottigliare il vino,
negli ultimi 10 anni, è salito dai 14 miliardi del 90 agli
attuali 18 miliardi (e nel 2010 si arriverà, con molta probabilità,
a 24 miliardi di pezzi). Larea di coltivazione del sughero è
collocata nei paesi del bacino mediterraneo. La penisola iberica produce
i tre quarti della produzione mondiale di sughero, 274.000 tonnellate
su un totale di 374.000. LItalia, con 14.000 tonnellate di sughero
prodotto (il 90% è concentrato in Sardegna), gioca un ruolo importante,
anche perché è il maggiore utilizzatore di tappi di sughero:
1,5 miliardi di pezzi su un potenziale di 4 miliardi (la Francia ha gli
stessi numeri). Il tappo di sughero standard va mediamente sulle 250/350
lire (dipende anche dallentità dellordine); i tappi
"super" da 6 centimetri vanno anche sulle 1000/1200 lire.
FONTE: Il Sole 24 ore
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